sabato 20 febbraio 2016

"Scrivere in inverno"


Ho cercato con tutte le mie forze, qualcosa che mi aiutasse a vivere felicemente questa esistenza.
Ho scavato senza sosta nel centro del mio io più celato...
Ed ora, sono pronto a mostrarlo al mondo.
Ora, sono me stesso...


Lettera all'ispirazione
E' fu proprio lei,
che inaspettatamente mi porse una mano...
Una mano che tuttavia non sapevo riconoscere,
una mano di cui mi fidavo a mala pena,
una mano che, nel suo mistero, mi diede la voglia di farlo.
Non sapevo se voltandomi avrei visto la sue evanescenza,
Ma era una delle cose più profonde che avessi mai avvertito.
Mi faceva sentire meno solo
e forse con l'inganno o forse con l'intento,
essa mi aiutò a far uscire tutto quello che mi turbava dentro.
Come una figura beata, come un'incarnazione degli dei,
con la bellezza della luce più accecante e il dolore di una spina
conficcata nel cuore.
Mi ha ispirato, mi ispira ancora e
so con certezza che continuerà a farlo.
Instancabilmente.


Attraverso la mia solitudine
E poi mi resi conto una mattina,
che il mondo in cui vivevo si allontanava sempre di più.
Il freddo si era ormai insinuato nei meandri della mia anima
e la voglia di sopraffarlo mancava ora dopo ora...
La convinzione della gente,
le credenze distorte che ossessionavano le persone,
la voglia di conoscere quel che non si vede...
La battaglia eterna che combattevo da un'intera esistenza
e la verità dimenticata...
Tutte cose, che negli anni avevo represso.
Avevo scordato me stesso,
avevo toccato il mio personale fondo,
mentre in ogni dove, lei si rafforzava e
con la sua grinta mi afferrava con forza.
Ah! La solitudine...
Chissà se un giorno riuscirò a sconfiggerti del tutto.



Nel freddo inverno, tra tempeste burrascose e focolai di lucentezza racchiusi nel nostro animo.
Parole che ti illudono, pensieri che ti scaldano, illusioni che ti accompagnano per il resto del cammino.


Scrivere in inverno
L'inverno è un periodo molto strano,
per certi versi molto intenso...
Esso cela dietro il suo gelido manto,
un caldo profondo che solo in pochi riescono ad avvertire.
E' come se tutte le emozioni e tutti i folli pensieri
avessero bisogno di farsi sentire ancor più intensamente.
Come se la testa avesse il disperato bisogno di ampliare i suoi poteri,
di ingrandire i suoi sensi e di far riflettere
sulle origini di un qualcosa
che ancora oggi non riusciamo a comprendere...
L'esistenza, l'umanità,
la nostra anima e la nostra coscienza contorta.
Scrivo in inverno,
perchè il freddo estremo che sente il mio corpo è
totalmente sconfitto dal caldo rovente che cova il mio animo.


Etereo
Una via fatta di nebbia,
una strada senza direzioni
e luci profonde che attraversavano il paesaggio.
Non c'erano uomini,
c'era solo la voglia
di proseguire diritto verso la salvezza.
Ma qual'era questa salvezza?
Cosa faceva di quell'ignoto una possibilità di essere salvi?
Forse l'unico modo di scoprirlo era andare fin in fondo...

Non incontrai essere vivente,
non scambiai neanche la più banale delle parole,
non c'erano volti con cui poter dialogare,
non c'erano visi da dover poi ricordare...

Sapevo che sarei tornato indietro,
qualcosa mi diceva che lo avrei fatto...
Non ero ancora in grado di essere etereo e
io stesso non volevo esserlo di già.
Avevo molto da vivere e molto altro da amare.
L'eterna salvezza,
avrebbe aspettato ancora a lungo prima di accogliermi con essa.
Lo dovevo...
Lo dovevo a me stesso.



Nella complessa rete che unisce riflessioni e sogni,
pensieri e dispiaceri, follia e razionalità
si trova ciò che da sempre cerchiamo.
La pazzia a volte può essere una virtù mortale,
in grado di segnarti fino in fondo e solcare per sempre tutto di te...


Pensieri di un pazzo
Erano come bastonate nella testa,
che colpivano con forza ogni angolo della mia mente.
Essa ne era invasa e non sembrava avere voglia di liberarsene.
Come una droga, come un bicchiere di alcool puro
che ti provoca dei brividi profondi.
Partivano dall'interno per poi arrivare in superficie
e anche se la bocca non sapeva esprimerli,
anche se le parole non trovavano via di uscita,
c'era pur sempre la penna... Fedele compagna mia di viaggio,
che mai avrebbe scritto il falso,
che mai avrebbe solcato il bianco della carta con frasi superficiali.
Ero pazzo?
O ero solo un povero illuso?
D'altronde il mondo sapeva bene come illuderti
e io potevo essere una delle sue tante vittime.
Pensieri di un pazzo,
parole di un folle,
come descrivere quello che più intasava il mio inconscio?


Mezzo vuoto
Mezzo vuoto come quel dannato bicchiere,
mezzo vuoto come quelle parole dette in modo falso,
mezzo vuoto come la mia visuale personale dell'universo,
mezzo vuoto come un “ciao” detto leggermente,
mezzo vuoto come me, che altro non ero
se non un uomo che cercava di sopravvivere
nel mare immenso della vita,
nel “niente” degli altri come me.



Nessuno potrà mai svelarci il senso stesso della vita.
Nessuno potrà mai capire del tutto, il peso che diamo alle nostre più profonde emozioni.
Attimi preziosi, istanti irripetibili, pezzi di noi.


Debole
Dedicato a chi reprime le sue ansie, senza combatterle.
Dedicato a chi crede di essere nel giusto, senza ascoltare i detti altrui.
Dedicato a me,
un povero illuso che pretende di conoscere la verità.
Dedicato a voi,
che vi impegnate a comandare un qualcosa che mai conoscerete.
Dedicato ai deboli,
che umilmente chinano il capo cercando di vincere tutte
quelle assurde priorità.
Deboli, nella nostra convinzione...
Deboli, nel nostro sapere...
Deboli, come ogni uomo e ogni donna.
Deboli, esattamente come me.


Seduto
Era una gelida mattina
e la neve aveva ricoperto con la sua lucentezza la strada.
Si cercava calore,
si cercava compagnia,
si cercava un sorriso che illuminasse quel dì.
Lui era seduto solo,
ad un tavolo di un bar qualsiasi.
I suoi sbagli lo avevano travolto
e le sue convinzioni lo avevano tradito.
Affondava le sue paure in qualcosa di forte
che gli avrebbe impedito di pensare,
di provare emozioni,
di sentire le sue colpe
che piano piano stavano divorando il suo io.
L'unica cosa che c'era da fare era bere un buon whiskey.
L'unica compagnia in grado di non farlo sentire solo,
almeno non più di quanto lo fosse già.
La paura gli aveva rubato l'anima
e i finti appigli non bastavano più.
L'illusione di stare bene era sparita.
Essa non era più in grado di sostenerlo,
essa non era più in grado di farlo sentire semplicemente se stesso.
Così se ne stava seduto,
paralizzato dai suoi stessi sentimenti,
mentre un goccio di sudore gli scendeva dalla testa.
Era l'alcool,
era la solitudine,
era la vita che si scagliava intensamente su di lui...
In quel bar...
E lui era lì, seduto.



Il lato bello delle riflessioni, il lato che ti lascia a bocca aperta...
Lo stupore proveniente dal sapersi raccontare con poche frasi,
con poche sillabe dette in modo disordinato.


Era lei il dolce pensar?
Lunghi capelli capricciosi
come il mare in tempesta,
un colore intenso che richiamava le più grandi
magnificenze della natura.
Occhi profondi,
occhi che penetravano dentro l'anima,
senza lasciare spazio a emozione alcuna...
Soavemente e delicata,
lei camminava con aria forte e matura.
Ero certo che dentro avesse il mondo...
Ero certo che presto o tardi,
lo avrebbe manifestato
con fierezza...
Come solo una donna sa fare...
Come solo lei sapeva dimostrare...
Io immobile la fissavo
e nella testa tutto era scomparso senza lasciar traccia.
Solo il suo pensiero mi era arrivato,
impregnato di odor che sapeva di primavera!
Allora mi chiedevo...
Era lei?
Era lei il dolce pensar?


Un tempo ero io
Lui era vivo,
lui era sano,
lui era forte.
Scavando poi,
tra pensieri e paura
lui scovò qualcosa di nuovo.
Qualcosa che prima o poi lo avrebbe sopraffatto...
Non poteva controllarla,
perchè quell'idea era illusione.
Vivere di ricordi non era giusto,
vivere di sensazioni era troppo intenso,
vivere il presente, sperando in un futuro
era ciò che non sapeva più fare...
Un tempo forse, avrebbe reagito!
Un tempo forse, si sarebbe lasciato tutto dietro!
perchè un tempo era lui,
ora non più.



La terra è un posto pieno di misteri, un posto ricco di creature affascinanti e
mai nessuno riuscirà a conoscere tutti i segreti che esse nascondono,
da quando il tempo ha iniziato il suo scorrere inesorabile...


Il rumore del mare
E non c'era alcun suono a disturbare la quiete,
che aleggiava sovrana sui granelli dorati della sabbia.
Non c'era alcun male in grado di sconfiggere
la pace profonda radicata in quel luogo.
Solo chi ascoltava intensamente
poteva però avvertire un lieve fruscio,
poteva emozionarsi con la musica
più bella che la natura avesse mai potuto suonare.
Non servivano orecchie per ascoltare
quella beata melodia,
servivano cuori in grado di comprenderla.
Perchè essa era qualcosa di speciale,
era qualcosa simile al rumore del mare.


Il lamentar del verde
Quanto era bello poter respirare quella purezza,
quanto era bello saper apprezzar i suoi immensi doni.
Una, due, infinite vite
connesse ad essa indissolubilmente.
E fin dove lo sguardo arrivava,
poteva vedere un'immensa bellezza,
una sterminata poesia,
un'incontaminata meraviglia...
Poi il grigio sostituì il verde
e il dolce suono di madre natura
apparve sconfitto.
Oppresso da quel lamento,
il triste lamentar del verde.



L'ignoto attrae l'uomo e lo spaventa mortalmente,
la voglia di scoprire ciò che non possiamo vedere ha da sempre affascinato tutti noi.
Esseri fortemente intelligenti e allo stesso tempo dannatamente stupidi.
Esseri tanto forti all'esterno, quanto deboli all'interno...


In sogno
Venne una notte in sogno,
per dirmi che avrei dovuto agire.
Per spiegarmi quanto male nascondeva l'animo umano
e quanto altro bene c'era ancora da scoprire.
La mia paura, quella notte
era palpabile nella mia aura
e la curiosità di scoprire chi
fosse quella figura scura, mi intasava la mente.
Ella provocava dei brividi sovrumani,
dentro di me...
Ma sapevo che non c'era male in lei.
Lo capii dal suo sguardo di compassione,
dai suoi occhi pieni di amore.
Non era ancora il mio turno di
scoprire l'aldilà...
Dove l'anima viaggiava immortale,
e ogni ansia era solo un ricordo lontano
di vite andate e perse nel tempo,
di sentimenti provati
e di ricordi vissuti.


Due
Ridevo in maniera intensa,
ridevo di gusto come se fosse stata
l'ultima volta che avrei potuto farlo.
Come se qualcosa di così fottutamente comico
si fosse impossessato di me.
Qualche istante dopo,
smisi di farlo.
Di scatto smisi di sorridere e il mio volto
si trasformò.
Piangevo,
piangevo senza alcuna ragione apparente...
E stranamente non riuscivo a smettere di farlo.
Le lacrime solcavano il mio viso
e mentre mi guardavo allo specchio
osservavo due parti di me.
Due parti che temevo,
due parti che mi terrorizzavano,
due parti che non conoscevo e
che mi provocavano brividi intensi di paura.
Una più dell'altra...
Due.



Tra menzogne veritiere,
tra l'incapacità di scrivere quello che più volevo dire.
Tra le mille paranoie insinuate dentro e
tra la forza, che prima o poi, sarebbe riaffiorata in quella nebbia...
Quella nebbia che altro non era,
se non la mia stessa vita.


Vero
Che si provava a continuare a vivere,
credendo in una marea di illusioni.
Che si provava a sopprimere ciò che
in realtà si era sempre conosciuto.
Cosa si sentiva,
nel pronunciare mezze verità.
Cosa si provava, nel fare di esse
il nostro pane quotidiano.
Come si vive in una continua
spirale di false abitudini.
Dubbi, follia, paura e serenità...
Tutto era così falsificato,
tutto era così dannatamente giusto.
Ma chi l'aveva deciso?
Chi aveva detto qual'era la cosa giusta?
Chi aveva imposto quel maledetto vincolo?
Chi di noi, è veramente normale?


Tra bene e male
Quella voce dentro,
da molti adorata e da pochi snobbata.
Potere immenso dell'umanità e
fonte inesauribile di pensieri alterni...
Qualcosa che nessuno
avrebbe osato mettere in dubbio,
ma che dava sempre modo di agire e
di affrontare ogni aforismo ritenuto immorale.
Ah! Cara vecchia moralità!
Sei stata, sei ancora
e sarai sempre
una delle più grandi incognite
della nostra storia infinita,
dei tempi che furono
e di quelli che saranno.
Ancora e ancora...



Fine

Gennaio 2016,
Francesco Cerenzia




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