venerdì 18 marzo 2016

"MI VERGOGNO DI ESSERE UMANO"


MI VERGOGNO DI ESSERE UMANO”

E non basterebbe una vita per riuscire a raccontare pienamente quello che ho visto, quello che ho vissuto...

La pioggia era incessante e il fango era ovunque; lo sfondo era agghiacciante e il profondo disagio si respirava nell'aria.
Un'atmosfera carica di ansia, di paura, di rassegnazione e di terrore... Un'atmosfera disumana.
Io ero un volontario, in quell'enorme tendopoli situata al confine tra Grecia e Macedonia, spinto dal desiderio di poter aiutare i miei simili e di dare loro speranza.
Una speranza che a fatica riuscivo a trovare, una speranza sfuggente celata dall'abbagliante luce dell'illusione.

Le condizioni umane di quella tendopoli, sorta per dare alloggio a centinaia di profughi di guerra, erano orribili...

Che razza di posto era quello?
Che razza di speranza potevo dare a coloro che giorno dopo giorno morivano e perivano in un mare di fango e di desolazione?

Ero turbato e deluso!
Ero profondamente arrabbiato nei confronti dei “potenti”, che per la loro incapacità di compiere scelte, causavano emergenze umanitarie come quelle.

Mi chiedevo allora dove fossero i nostri rappresentanti...
Dov'erano, quando un bambino profugo cercava di scavalcare l'altissimo filo spinato che recintava l'inferno e di colpo si ritrovava a terra braccato come un animale da “uomini di legge”.

Dov'era la chiesa, che predica tanto dai suoi lussuosi palazzi, mentre una donna era costretta a partorire nelle peggiori condizioni umane.

Dov'era la nostra umanità, mentre l'unico cibo che possedevano quegli sfollati erano scarti gettati loro dai pochi furgoni a cui era concesso passare.

Ritornai tempo dopo a casa, in Italia...
E dopo aver tentato invano di cancellare quei ricordi dolorosi e quei rimorsi provenienti dal mio inconscio, andai una mattina in un bar per prendere un caffè...

La tv di quel locale era sintonizzata su un canale che parlava dell'emergenza profughi e dei campi nel fango... Non ebbi il coraggio di rivedere quelle immagini e me ne stavo in silenzio al bancone, aspettando il mio caffè.

Ah disgraziati! Perchè non li fanno fuori tutti! Perchè non ci lasciano in pace!”
Disse improvvisamente il barista, osservando il servizio in tv e rivolgendosi a me.

Io rimasi muto, immobile e scioccato...
Lasciai il caffè e me ne andai.

Non ero arrabbiato con quell'uomo, ma provavo un'enorme e oscura vergogna.


MI VERGOGNAVO DI ESSERE UMANO.

18 Marzo 2016,
Francesco Cerenzia


Nessun commento:

Posta un commento